LA NEWSLETTER DI GOBBI & PARTNERS

In tema di Privacy, ovvero della legge 196 del 2003, uno dei problemi che maggiormente attanagliano l’investigatore privato è quello inerente alla conservazione e la cancellazione dei dati.

Una volta conclusasi l’indagine e consegnata al cliente la famosa relazione compresa degli allegati, cosa può trattenere in ufficio l’investigatore di questa mole di dati acquisiti?

L’art. 10 del “Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive” rubricato come “Conservazione e cancellazione dei dati” prevede al suo primo comma che “Nel rispetto dell’art. 11, comma 1, lett. e) del Codice i dati personali trattati dall’investigatore privato possono essere conservati per un periodo non superiore a quello strettamente necessario per eseguire l’incarico ricevuto”. Tale comma prevede pertanto che i dati devono essere distrutti nel momento in cui si conclude l’esecuzione dell’incarico.

Al secondo comma sempre dello stesso art..

Domanda: Può un’agenzia investigativa assumere un dipendente attraverso l’istituto del lavoro accessorio?

Risposta: Non è ammissibile, in linea di principio ed allo stato attuale della normativa, inquadrare il dipendente con il lavoro accessorio quando lo stesso sia adibito all’attività principale dell’azienda. È, al contrario, ammissibile qualora l’attività svolta dal lavoratore sia complementare alla principale (ad esempio la pubblicità, il marketing, lavori di edilizia, ecc..). In questi ultimi casi questa fattispecie risolve non pochi problemi.

Domanda: Cos’è il lavoro accessorio?

Risposta: È una particolare modalità di prestazione lavorativa la cui finalità è quella di regolamentare quelle prestazioni occasionali, definite appunto “accessorie”, che non sono riconducibili a contratti di lavoro subordinato in quanto svolte in modo saltuario, e di tutelare situazioni non regolamentate. Il termine accessorio, nella lingua italiana, è definito come qualcosa che si accompagna a ciò c..

Domanda:è possibile filmare sul luogo di lavoro il lavoratore che commette dei reati in danno al Titolare dell’azienda?

Risposta: si è possibile, per l’investigatore privato munito di regolare licenza, farlo anche in maniera occulta in quanto ancorché l’art. 4 dello statuto dei lavoratori (L.300/1970) prevede che è vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, la Suprema Corte di Cassazione afferma costantemente che i “controlli difensivi”, ovvero quelle riprese video volte alla salvaguardia dei diritti del Titolare dell’azienda, sono ammessi perché di pari rango rispetto al diritto del lavoratore.

Domanda: Mi è stato richiesto, da un grande supermercato, se posso prestare un servizio di antitaccheggio che fermi le persone alle casse in caso in cui si appropriano di merce dagli scaffali a seguito di accertamenti occulti da parte di collaboratori dell’agenzia. Posso accettare l’incarico?

Risposta: L..

Una non recentissima sentenza della Corte di Cassazione (Cass. pen. Sez. V, (ud. 30-01-2008) 18-03-2008, n. 12042) affronta il problema legato alle microspie atte ad intercettare le comunicazioni tra presenti sull’autovettura.
La sentenza in oggetto riguarda 22 imputati appartenenti a varie agenzie di investigazioni i quali erano stati chiamati in giudizio per i reati di cui agli artt. 623 bis, art. 617 bis e art. 617 c.p., per l’installazione di apparati di intercettazione ambientale di conversazioni tra presenti poste su autovetture private.
La sentenza afferma che l’istallazione di dette apparecchiature e quindi la captazione delle comunicazioni avvenute all’interno di autovetture che si trovano sulla pubblica via, non comporta alcun reato, ergo, detta attività e lecita e gli imputati sono stati, pertanto, assolti per i seguenti tre motivi.

La Cassazione sostiene che “Agli “strumenti di comunicazione” si rapportano il titolo dell’art. 617 c.p. “Cognizione, interruzione o impediment..

Domanda: è lecito per l’investigatore privato autorizzato utilizzare il GPS per pedinare un soggetto?

Risposta: si è lecito pedinare un soggetto tramite i sistemi GPS (Global Positioning System). Innanzitutto perché in tal senso si è espressa la Suprema corte di Cassazione secondariamente perché non viola alcuna norma penalistica o in materia di privacy (d.lgs. 196/2003) e in ultimo ma non per importanza in quanto espressamente previsto dal DM 269/2010 il quale prevede all’art. 5 comma 2, che “per lo svolgimento delle attività di indagine in ambito privato, in ambito aziendale, in ambito commerciale e in ambito assicurativo, i soggetti autorizzati possono, tra l’altro, svolgere, anche a mezzo di propri collaboratori attività di osservazione statica e dinamica (c.d. pedinamento) anche a mezzo di strumenti elettronici, ripresa video/fotografica,…. Omissis….

Unico adempimento: il Garante della Privacy ne richiede la preventiva notificazione da parte dell’investigatore che ne fa uso.

D..